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Firenze: i tesori di un museo all'aperto. Eugenia Selisceva

Prima pensi che non possa esistere una città simile – talmente bella, ugualmente bella sia nelle piazze centrali che nei vicoli più lontani e abbandonati. Pensi così nei primi sei mesi – magari anche dopo, ma io posso affermare solo quello che so da me.

Al mio parere il segreto della bellezza fiorentina consiste nella molteplicità delle sue facce. Quelli che vengono per pochi giorni rimangono colpiti dalla maestosità degli edifici fiorentini – e tutti quanti vagabondano come ubriaconi, tenendo tra le mani una fotocamera al posto di una bottiglia. Sembra sia impossibile raccogliere tutta questa medievalità in una sola città – per lo più, una città moderna. Se passeggi con suole sottili, avverti la durezza del pavè delle strade fiorentine: questa sensazione ti rende più adulta, più saggia, più vicina alla fermezza del sapere umano. Chi si ferma qui per un certo periodo, incomincia a seguire il ritmo degli autobus arancioni, si lascia prendere dalle onde viola dei tifosi che conquistano la zona dello stadio sovrastando persino i rumori della stazione – insomma, incominciano a vedere in Firenze una bellezza quotidiana, a suo modo affascinante.

Ma dopo un mese, magari due – ti capita di uscire da una discoteca e di andare sul fiume per vedere l’alba sull’Arno, un torrente sempre torbido, un pò cupo, e poi di girare in piazza della Signoria e di guardare dal basso il cielo fiorentino, incredibilmente giovane, e proprio da lì, da quel cielo, ti accorgi che ti guardano stancamente le statue degli dei e degli eroi che danno a questo cielo la storia, che mettono su, come su un piccolo foglio a quadretti, i punti di riferimento, tracciando un sistema di coordinate. E trascinando i piedi stanchi per tutta la città fino a casa, scorgi le teste di gnomi incastonate nelle porte come maniglie, e su, vicino, dei dragoncini metallici per pulire le scarpe, e le frecce vecchie e decrepite dei cancelli che continuano ad allungarsi verso il cielo con le punte delle piante grasse... E lei, Firenze, in un colpo diventerà per te, per te sola, una città favolosa con mille volti, tutti diversi, una sorta di città-miraggio, il museo dei tuoi tesori.

La chiamano museo vivo. E' conosciuta come museo, ma spesso... un po' morto, pietrificato. Io invece vorrei dimostrare che Firenze è viva, vorrei mostrare le emozioni che ho provato lì...anche lontana dai monumenti storici e dai musei famosi.